lunedì 22 febbraio 2016

Episodio 3 - sempre meglio

Una stanza d'ospedale. Due tizi. Uno morto, l'altro ancora non si è ancora capito. C'è forse qualcosa che potrebbe rendere la situazione ancora più strana?

Il centometrista di su e giù per la stanza continua l'allenamento per le olimpiadi.

Mi dà sui nervi questo tizio: è morto, no? Almeno si è tolto il pensiero.

Però devo riconoscerglielo: come spettacolo è senz'altro meglio che fissare l'obeso sul lettino davanti a me.
Potrei addirittura proporlo come spettacolo teatrale d'avanguardia.

Titolo: Dopo la morte

Trama: un tizio prende atto della sua dipartita.

Svolgimento: Tizio Senza Nome passeggia nervosamente ripetendo un'unica parola: "cazzo!".

Minimalismo artistico.

Sicuramente qualche critico Radical Chic lo osannerebbe facendolo diventare un cult.

Mi sto ancora maledicendo per non averci pensato prima quando l'aria sembra farsi improvvisamente pesante: è un'aroma pungente. Stagnante. Con un retrogusto di putrefazione e una punta di rancido che nell'insieme si abbina straordinariamente bene.
Non mi è nuovo. L'ho già sentito più di una volta. Specialmente dopo una serata a base di fagioli alla messicana.
Sarà mica il caso che l'inferno era venga a cambiare il pannolino a qualcuno che mi somiglia molto?

Il centometrista si blocca. Boccheggia. Ha gli occhi spalancati come me la prima volta che ho visto un porno.
Aspetta un attimo: boccheggia? Che esagerazione. Cioè, so di non profumare esattamente di rose e violette, ma prova a immaginare chi vive accanto a un depuratore per le acque nere: loro che dovrebbero fare, suicidarsi?

Qualcuno nella stanza si schiarisce la voce.

Il centometrista sussulta. Contemporaneamente ci voltiamo verso la fonte del rumore, io incuriosito, lui terrorizzato. E lo vediamo.

Continua...

Episodio 2 - Mal comune, mezzo gaudio

Non ricordo per quanto tempo ero rimasto a fissare il neon della lampada sopra il letto.
Sta di fatto che ormai era dolorosamente chiaro che la mia anima non stava affatto levitando.
Mi domando: possibile che il sovrappeso possa zavorrare anche quella parte dell'essere che, a rigor di logica, dovrebbe essere incorporea?

Stavo ancora cercando, senza successo, di frugare nella memoria alla ricerca di un qualche ricordo che a confronto potesse rendere questa situazione meno merdosa.
D'altronde ammetterai anche tu che fissare il proprio corpo in stato vegetale, con il bip dell'elettrocardiogramma come unica colonna sonora, non sia esattamente qualcosa con cui una figura di merda possa rivaleggiare alla pari.
Soprattutto se lo stai facendo seduto su una di quelle sedie di plastica da ospedale, la cui comodità è pari al farsi cinquecento chilometri su una lastra di granito;
montata su un furgone senza sospensioni;
Su una strada che non viene asfaltata dal primo dopo guerra.
C'è qualcuno tuttavia che sembra passarsela peggio di me.
Mi riferisco al tizio che sta facendo su e giù per la stanza rosicchiandosi le unghie come se fossero alette di pollo.
Anche lui come me ha il suo doppio sul letto come un sacco di patate sanguinolento.
Solo che a lui l'elettrocardiogramma ha smesso di suonare la ninna nanna: il piccolo principe è a nanna; papà è uscito dalla stanza, e mamma lo aspetta per cantargli la sua particolare canzoncina per conciliare il sonno.
Certo che è messo proprio male.

Giuro, mi ricorda quel tizio che ho conosciuto durante i tre giorni a La Spezia: scattava come una molla ogni volta che qualcuno gli rivolgeva la parola.
Che tipo: un metro e ottanta di muscoli scolpiti da chissà quante ore di palestra che si caga sotto per un ago.
Conosco gente che per un ago venderebbe la nonna. Letteralmente.
Bei tempi. Divertenti almeno.

Continua...

mercoledì 17 febbraio 2016

Episodio 1 - cazzo che mortorio

Non è che mi abbia mai solleticato l'idea di morire in un letto d'ospedale per coma etilico.
O di cancrena alla parte più intima della mia persona a causa di qualche esotica, anche se spettacolare, malattia venerea.
O di tetano per essermi fatto la barba con un rasoio arrugginito, quella si che è una morte da coglioni.

Non mi aspettavo di morire affatto, a dire il vero.
Era semplicemente un eventualità non contemplata nel grande dipinto della mia vita.
Un dipinto astrattista, certo, in cui non si capisce un cazzo, ma l'arte non è forse nella testa di chi la concepisce, piuttosto che negli occhi di chi guarda?
E come tutte le menti geniali, la mia è una mente molto, ma molto incasinata.

Nah, morire era semplicemente un qualcosa che non doveva accadere.
E ora che ci penso, potrebbe anche essere quello che ha pensato mio padre quando mamma gli ha detto che era incinta.
Eh papà? Dai puoi essere sincero ora, credo di avere altro per la testa che trovare una scusa per aprire i dotti lacrimali al pensiero di aver deluso tutte le tue aspettative sul primo e unico figlio maschio.
E non fare quella faccia da finto offeso, te l'ho detto, puoi essere assolutamente e completamente sincero con me.
O Vorresti forse farmi credere che non hai cercato nella tua relazione clandestina col tavernello quella soddisfazione che ti ho negato quando ho fatto capire più che chiaramente che seguire le tue orme di ragioniere non era l'ambizione della mia vita?
Non hai provato forse la stessa frustrazione quando i medici hanno stabilito che superare il quintale di peso fosse un motivo sufficiente per non farmi indossare quel l'uniforme per la quale tu avresti venduto l'anima al diavolo?

Ok, forse sto un tantino divagando, ma non si dice forse che in punto di morte si rivede tutta la propria vita?
Oh, beh, almeno mi sono risparmiato di rivedere quella volta che mi sono messo a piangere alla festa di Giusy per uno schiaffo.
Di una ragazzina di undici anni.
Durante il gioco della bottiglia.
Aspetta... No! Non puoi farmi questo!
Ecco, come non detto: una bella replica ad alta definizione del momento più umiliante della mia vita.
Grazie memoria, per avermi tolto l'ultimo residuo di voglia di vivere che mi era rimasta.
Ora posso tranquillamente volare verso la luce.

Continua... Se mi va.