lunedì 22 febbraio 2016

Episodio 2 - Mal comune, mezzo gaudio

Non ricordo per quanto tempo ero rimasto a fissare il neon della lampada sopra il letto.
Sta di fatto che ormai era dolorosamente chiaro che la mia anima non stava affatto levitando.
Mi domando: possibile che il sovrappeso possa zavorrare anche quella parte dell'essere che, a rigor di logica, dovrebbe essere incorporea?

Stavo ancora cercando, senza successo, di frugare nella memoria alla ricerca di un qualche ricordo che a confronto potesse rendere questa situazione meno merdosa.
D'altronde ammetterai anche tu che fissare il proprio corpo in stato vegetale, con il bip dell'elettrocardiogramma come unica colonna sonora, non sia esattamente qualcosa con cui una figura di merda possa rivaleggiare alla pari.
Soprattutto se lo stai facendo seduto su una di quelle sedie di plastica da ospedale, la cui comodità è pari al farsi cinquecento chilometri su una lastra di granito;
montata su un furgone senza sospensioni;
Su una strada che non viene asfaltata dal primo dopo guerra.
C'è qualcuno tuttavia che sembra passarsela peggio di me.
Mi riferisco al tizio che sta facendo su e giù per la stanza rosicchiandosi le unghie come se fossero alette di pollo.
Anche lui come me ha il suo doppio sul letto come un sacco di patate sanguinolento.
Solo che a lui l'elettrocardiogramma ha smesso di suonare la ninna nanna: il piccolo principe è a nanna; papà è uscito dalla stanza, e mamma lo aspetta per cantargli la sua particolare canzoncina per conciliare il sonno.
Certo che è messo proprio male.

Giuro, mi ricorda quel tizio che ho conosciuto durante i tre giorni a La Spezia: scattava come una molla ogni volta che qualcuno gli rivolgeva la parola.
Che tipo: un metro e ottanta di muscoli scolpiti da chissà quante ore di palestra che si caga sotto per un ago.
Conosco gente che per un ago venderebbe la nonna. Letteralmente.
Bei tempi. Divertenti almeno.

Continua...

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